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Un viaggio pre Gentilina..

07.08.2017 Novara – Bergamo – Napoli – Agropoli e ritorno..

Sveglia alle 4.00am. Io e Marina, coscienti come zombies appena prima di essere resuscitati, saltiamo in macchina e passiamo a prendere Cinzia e Pietro per essere ad Orio al Serio alle 6.00am. Arriviamo al parcheggione esterno all’aeroporto e cerchiamo un buco a forma di vettura.  Corsa al Check-in, ok, biglietti a posto, si parte. Decolliamo e, nemmeno il tempo di salire in quota che siamo già a Napoli.

Posti separati sull’aereo. Così io esco dalla coda e Marina con Cinzia da metà aereo. Essendo sceso prima mi apposto per fare loro una bella ripresa stile capo di stato… ma non mi accorgo del super tamarro spaziale dall’infinito ed oltre che, simpaticamente, mi intima già incazzato di procedere. Lo guardo dritto negli occhi e mi perdo per un istante nella vacuità del suo sguardo chiedendomi se vale la pena di spiegargli che sto solo riprendendo mia madre e la mia ragazza… ma ci provo lo stesso. Dopo la mia breve spiegazione anche lui non vuole mollare e mi raccomanda caldamente di lasciare immediatamente la pista (casomai un aereo dovesse atterrare proprio li dove siamo noi..) altrimenti si vedrà costretto a chiamare la polizia. Al mio “E chiamala.. ma levati e fammi fare ‘sta ripresa” il tamarro “se ne esce pazzo”. Comincia letteralmente a gridare , si sbraccia, chiama a raccolta tutti i santi che gli vengono in mente con particolare riferimento a San Gennaro, e comincia a correre sul posto… evidentemente qualunque cosa avesse preso la sera prima stava spingendo ancora a piena potenza.. Va beh, morale della favola, mi sbarazzo del tamarro invitandolo scherzosamente a rientrare nella piega spazio tempo da cui è uscito e porto a casa seppur con fatica  la mia ripresa da cinque secondi. E benvenuti!

Corriamo a prendere la macchina, non senza prima aver preso un caffè! Dall’aeroporto prendiamo la strada per Agropoli, luogo in cui troveremo ad attenderci Pino con la sua barca.

Ma prima, dato che questi luoghi fanno da sempre parte della mia infanzia e di mia sorella Eleonora, ci prendiamo una pausa in riva al mare. Che bei posti, Marina di Camerota, Battipaglia, Palinuro. E che ricordi.. le frittellone zuccherate alla mattina in spiaggia, i miei che ci portano in giri infiniticon il gommone Mago e l’odore della miscela del nostro mitico Evinrude 18cv, il “Nocciolì” con le sue noccioline, le lamparate notturne, io ed Ele arrampicati sugli scogli, l’isola del Coniglio e i nostri amici di Salerno!

Comunque, senza farmi prendere dalla nostalgia per quegli anni lontani ma sempre vivi nella memoria, arriviamo alla barca, una bella Jeanneau Voyage 12.50, una signora barca. Conosciamo l’armatore, molto simpatico, ed usciamo subito in mare. Purtroppo quel giorno la barca non ne ha voluto sapere e piccole magagne si sono succedute una dietro l’altra. Insomma, la barca non ci ha voluto! Non le siamo proprio piaciuti. Facciamo un bagno per dare un occhio alla carena. Devo proprio dire che l’armatore l’ha tenuta molto bene durante gli anni. Ma ci sono quei giorni dove non funziona nulla in barca, e noi siamo capitati male! Bella barca però!

 

Torniamo in porto, e decidiamo di andare prima in spiaggia e poi a mangiare una pizza.

Dopo esserci salutati rifacciamo il percorso all’inverso fino a Napoli Aeroporto dove consegniamo la vettura. Sulla pista di decollo immagino già la nuova scena del tamarro urlante ma non lo vedo da nessuna parte… chissà quanto si incazzerà il sopracitato se mai dovesse riconoscersi nella storia..  ma credo esista solo una remota possibilità che ciò possa capitare.

Una volta a casa mi sono sentito sollevato. La vela appena visitata non era di sicuro nel nostro destino. Dalla vela al panfilo, passando per la gondola, la chiatta e la canoa, tutte le barche parlano. E Gentilina mi aveva già sussurrato le parole più dolci che un aspirante marinaio diportista possa sentire.. “Scelgo voi”..

 

tratto dal Diario di Bordo di Gentilina “Il nostro anno blu”…

 

Un pensiero su “Un viaggio pre Gentilina..

  1. Sante parole! Solo ora che le leggo, riconosco quelle che mi urlò disperata Live: “ Ho bisogno di te!” Con i suoi interni perfetti e il pozzetto in ordine, nascondeva tutta la trascuratezza per le attrezzature, era servita da base di rappresentanza, da biglietto da visita, aveva navigato poco è quasi sempre a motore: sartie mollate, arredatori inchiodati, il timone con due centimetri di gioco, il salpa ancora invece aveva lavorato, si, anche troppo, però il messaggio è arrivato forte e chiaro, prepotente e perentorio! Aperta la borsa e rimboccate le maniche …….. siamo una coppia felice!😍⛵️💕

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